Maria è una donna che arriva da me con una storia complessa e dolorosa. Ha una figlia con disabilità e, nel corso degli anni, è caduta più volte nelle stesse trappole relazionali: scegliere uomini che sembrassero in grado di fare da padre alla figlia e, nello stesso tempo, da “sostegno” a lei.
Il bisogno di essere accudita nasce dalla sua infanzia: un padre che l’ha fortemente criticata e giudicata, una bambina che non si è mai sentita amata e valorizzata. Questo vuoto interiore l’ha portata a cercare sempre fuori quella protezione che non aveva trovato dentro di sé.
Durante il percorso di counseling, Maria ha imparato a riconoscere questi schemi, a smettere di delegare ad altri il compito di darle valore, e a rafforzare il rapporto più importante: quello con se stessa e con sua figlia.
Oggi Maria è una donna diversa. È single, serena, e ha smesso di cercare un compagno come “stampella emotiva”. Ha imparato ad amare la sua indipendenza e a vedere la sua famiglia come un luogo di forza, non di mancanza.
💡 La sua trasformazione è un messaggio potente: non serve un salvatore, quando impariamo a salvarci da sole.