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Elisa: riconoscere la violenza invisibile

Elisa non aveva lividi sul corpo, ma la sua anima era piena di ferite. Viveva una relazione in cui la violenza non lasciava segni visibili, ma si insinuava subdola nella sua mente e nel suo cuore. Era una violenza fatta di silenzi punitivi, di critiche mascherate da “scherzi”, di complimenti ambigui che la lasciavano sempre con un retrogusto amaro. Il suo partner era un maestro nel farla sentire inadeguata, esagerata, persino pazza. “Sei troppo sensibile”, “Stai immaginando tutto”, “Lo faccio per il tuo bene”: queste frasi erano il veleno quotidiano che le veniva somministrato, fino a farla dubitare della sua stessa percezione della realtà.

Viveva in una nebbia costante di confusione e ansia, convinta che il problema fosse lei. Si sforzava di essere migliore, di non “provocare” reazioni negative, di capire cosa sbagliasse. Non la chiamava violenza, perché nell’immaginario comune la violenza era fisica, evidente. Quella che subiva lei era invisibile agli altri e, per molto tempo, anche a sé stessa.

Il percorso di counseling è stato per Elisa come accendere una luce in una stanza buia. Per la prima volta, in un ambiente protetto e non giudicante, ha potuto dare un nome a ciò che stava vivendo: violenza psicologica, manipolazione, gaslighting. Sentire queste parole è stato sconvolgente e, allo stesso tempo, incredibilmente liberatorio. Non era pazza. Non stava esagerando. Quello che sentiva era reale.

Attraverso il counseling, ha imparato a riconoscere gli schemi tossici e le strategie di controllo a cui era sottoposta. Ha iniziato a fidarsi di nuovo del suo istinto, quella voce interiore che per tanto tempo era stata messa a tacere. Ha lavorato per decostruire le false convinzioni che aveva interiorizzato – di non essere abbastanza, di essere la causa di tutto – e ha iniziato un lento ma costante processo di ricostruzione della propria autostima.

Oggi, Elisa ha spezzato quelle catene invisibili. Ha trovato il coraggio di allontanarsi dalla fonte del suo dolore e di iniziare una nuova vita. La nebbia della confusione si è diradata, lasciando spazio alla lucidità e a una nuova consapevolezza di sé. Sta imparando a stabilire confini sani in tutte le sue relazioni e a non accettare più nulla che sia meno del rispetto che merita.

La sua storia è un potente promemoria che la violenza più insidiosa è quella che non si vede. Liberarsi non ha significato solo lasciare una persona, ma soprattutto ritrovare sé stessa, la propria integrità e il diritto inalienabile di vivere una vita senza paura, basata sulla fiducia nella propria, validissima, realtà.

Info e contatti

Chi sono
Avv. Antonella Morganella
avvocata e counselor