Michele era un papà presente solo “fisicamente”: tornava a casa stanco dal lavoro e, pur desiderando stare con i figli, faticava a connettersi con loro. Si sentiva inadeguato, distante e frustrato, come se non fosse mai abbastanza per loro. Il tempo insieme spesso diventava fonte di ansia invece che di gioia.
Nel percorso di counseling abbiamo lavorato su come creare momenti di qualità: rituali di gioco, momenti di ascolto attivo, piccole attenzioni quotidiane che favorissero la connessione emotiva. Michele ha imparato a mettersi in ascolto dei bisogni dei figli senza sentirsi giudicato, a trasformare le interazioni quotidiane in momenti di crescita condivisa, e a godere delle piccole vittorie genitoriali senza sentirsi in colpa.
Oggi i figli di Michele lo percepiscono non solo come un padre, ma come un punto di riferimento affettuoso e presente, capace di ascoltare, sostenere e guidare. Michele ha riscoperto la gioia della paternità, vivendo una relazione più autentica e appagante con i suoi bambini.